Lavorare all’Estero nel 2016: The HSBC EXPAT EXPLORER Survey

Prima di tutto diciamo chi e’ HSBC, cos’e’ questo Sondaggio e perche’ lo fanno.

HSBC sta per Hongkong and Shanghai Banking Corporation ed e’ una delle piu’ grandi banche al mondo. Il quartier generale e’ a Londra.

Il sondaggio e’ di circa 45 pagine e viene condotto su oltre 20.000 espatriati di ogni nazionalita’, in oltre 100 paesi, ormai da 8 anni.

Perche’? E’ un prodotto di marketing, che permette di presentare i servizi bancari agli espatriati. La banca e’ presente in oltre 70 paesi.

 

Diciamo subito che gli intervistati sono quasi esclusivamente ragazzi con laurea/master, in carriera, che per la meta’ lavorano nel settore finanziario, insegnamento e media. E’ chiaro che tutti questi parlano l’inglese fluentemente.

 

I risultati vedono Singapore, Nuova Zelanda e Svezia al Top della classifica generale dei miglior posti per lavorare all’estero, ma non e’ questo che ci interessa.

Ci interessa sapere come hanno trovato lavoro all’estero:

  1. 28%, grazie al datore di lavoro (lavorano nel loro paese di origine per una multinazionale e vengono mandati a lavorare all’estero a spese dell’azienda con vitto e alloggio pagato).
  2. 26%, grazie ai contatti personali (hanno amici/parenti all’estero che sostengono il loro CV)
  3. 23%, altri metodi (?)
  4. 13%, in risposta ad annunci (quando la professione e’ molto richiesta e non ci sono risorse umane sufficienti nel paese)
  5. 11%, su invito di societa’ di selezione del personale (se la professione e’ molto richiesta e non ci sono risorse umane sufficienti nel paese).

 

Se sei nel Caso 1, 4 e 5 ovviamente sei “a cavallo”. Complimenti e Auguri.

 

Se rientri nel caso 2, fai attenzione che spesso i contatti personali possono portarti sulla cattiva strada. I tuoi contatti personali potrebbero sottovalutarti e indirizzare verso posti di lavoro da cui poi e’ difficile uscirne fuori perche’ non vedi altre alternative.

 

Sappiamo benissimo che spesso le ragazze sono terrorizzate dallo spostarsi da sole all’estero, ma il “vado a Londra perche’ mio cugino e’ li’ e mi puo’ aiutare” in molto casi, conduce ad una vita non soddisfacente. Si va a lavorare in un paese a bassa crescita, ad alta tassazione, bassa natalita’ e a condurre una vita povera e piena di restrizioni.

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